Ricetta per un facile successo al botteghino: prendere una storia che tutti sono convinti di conoscere bene ma che in realtà ricordano a grandi linee, trasformare i personaggi in supereroi in conflitto con loro stessi e mescolare il tutto con un pizzico di azione. Quando la storia è quasi in cottura aggiungere un antagonista superficiale ed egoista, prima di servire, cospargere con una manciata di love story e non dimenticare l’happy ending. Un piatto perfetto per un cartone animato destinato ad un target dagli 8 ai 12 anni, invece si tratta di Noah, la pellicola che trae ispirazione dalle vicende del patriarca biblico che per volere di Dio portò in salvo il genere animale sulla fantomatica arca.

Il regista Darren Aronofsky ci ha creduto davvero in questo progetto, considerando che ha scritto, diretto e prodotto il film. Molto meno credibile è, ahimè, il risultato. L’inserimento di elementi non presenti nel libro della Genesi e lo stravolgimento di alcuni personaggi non è condannabile se diventa necessario per rendere la storia più avvincente, ma in questo caso qualsiasi novità non fa che aggiungere estrema prevedibilità alla pellicola.

I Vigilanti che si muovono come rocce animate (neanche fossimo nel Signore degli Anelli), i costumi moderni e post apocalittici (giacche in denim con stone wash, caftani in lino con gli alamari, cuciture a vista sfilacciate) sembrano usciti da una sfilata di Demobaza, gli animali dormienti per mesi, il barbuto Russell Crowe (che interpreta il patriarca protagonista) che di tanto in tanto viene colpito dalla sindrome del Gladiatore e diventa un combattente: tutti gli elementi fanno supporre un tentativo di rientrare nel genere fantasy ma in definitiva risultano ridicoli e poco convincenti.

Peccato, perché un personaggio come Noè poteva davvero essere reinterpretato a fondo, aldilà della fede religiosa, come un essere umano semplice al quale è stato affidato un compito troppo arduo. L’unica scena davvero degna di nota, quella della creazione dell’Universo: le immagini mostrano l’evoluzione mentre la voce fuori campo di Noè la racconta. Un vero piacere per gli occhi.