Il 22 marzo di ogni anno per 12 ore qualsiasi crimine cessa di essere perseguibile legalmente, un sistema poco ortodosso ma apparentemente efficace per contenere la criminalità negli USA di un futuro non troppo lontano. È ciò che racconta il film Anarchia – la notte del giudizio (titolo originale The Purge: Anarchy, si in effetti tra gli italiani non sarebbe stato d’effetto), sequel de “La notte del giudizio” (2013), diretto sempre da James DeMonaco. Nel cruento scenario dello “sfogo annuale” piombano, contro la loro volontà, una giovane coppia in crisi rimasta in panne con la propria auto e una madre con sua figlia prelevate dal proprio appartamento, i loro destini si incrociano quando vengono soccorsi da un uomo che è in strada per vendicare la morte di suo figlio. Nel cast non compaiono star note a livello internazionale, il più conosciuto è Frank Grillo, attore statunitense visto in Disconnect e Capitain America: The winter soldier. L’anarchia è solo nel titolo, visto che la trama è di un’ordinarietà sconfinata. I personaggi, piatti come il decollete di Kate Moss, non compiono nessuna azione che non sia pienamente convenzionale con la propria figura: il poliziotto ferito carico di mistero che non riesce ad ignorare il grido d’aiuto della gente, la coppia che litiga ad inizio film ma che in fondo riscoprirà l’amore nel momento del pericolo e la ragazzina ribelle che con la sua saltuaria impertinenza dimostrerà la volontà di cambiare la situazione. Tutto è così prevedibile che dopo la prima mezz’ora lo spettatore si chiede se le sue deduzioni lo rendono così in gamba da poter fare il regista o se il film sia davvero scontato.

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Purtroppo, la risposta giusta è la seconda. Un peccato, perché la storia di fondo potrebbe essere un pretesto per costruire intrecci narrativi davvero complessi, invece come sempre tutto si riduce in un conflitto socio-politico, ricchi senza scrupoli controllano il destino dei ceti sociali più bassi. La ciliegina sulla torta della banalità, ma questa situazione non l’abbiamo già vista un milione di volte nella storia del cinema? Già di recente nella Capitol City vogliosa di sangue di Hunger Games o sul treno Snowpiercer dove alla terza classe spettavano tavolette di insetti come menù.

È vero, la crisi economica ha spinto verso una forma di intolleranza verso la ricca borghesia (decisamente condivisibile), ma dal grande schermo ci aspettiamo ben altro per esorcizzarla.

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